Regia: Joel Coen
Interpreti: George Clooney, John Turturro, Tim Blake Nelson
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Roderick Jaynes, Tricia Cooke
I fratelli Coen ci regalano un altro piccolo grande film dove l’eclettismo della loro sceneggiatura e la magistrale regia di Joel danno vita un lavoro divertente ma che ha il raro pregio di far pensare pur essendo spensierato. Fratello, dove sei? è infatti un film storico (si svolge nel sud degli Stati Uniti agli inizi del Novecento), mitologico (si basa sull’Odissea), ed è soprattutto un grande musical.
Con grande ironia si fa un affresco suggestivo dell’America e del suo sogno infranto e, tra musica blues e gag irresistibili, assistiamo agli anni che rappresentarono una svolta nella sua storia: lo sviluppo urbano, il progresso dell’industria, dei mezzi di trasporto e di comunicazione di massa. I protagonisti sono tre galeotti un po’ spostati che, a forza di cantare insieme a carcerati di colore, cantano come neri pure avendo la pelle bianca. Il viaggio intrapreso dal trio non è solo una traversata nello spazio geografico ma anche in quello sociale e culturale, così il loro destino è in balia delle contraddizioni che hanno fatto dell’America il paese che è oggi: alla demagogia, al razzismo, alla cupidigia, e al moralismo fanno da contraltare il senso di libertà, di purezza e di modernità di un mondo dove tutto è ancora possibile. L’epopea dei Coen è un viaggio nel DNA di un paese, è un’esplorazione delle pieghe più nascoste del suo tessuto sociale. Attraverso il linguaggio del blues i tre decifrano le complessità di un territorio travolto dal progresso e, attraverso una sorta di percorso liturgico, svelano il volto delle due anime dell’America: quella dannata e quella redenta.
Il film si ispira apertamente all’Odissea di Omero ma l’Ulisse dei Coen (George Clooney) è un Nessuno molto moderno, un anti-eroe che non forgia il proprio destino ma è in balia dei rovesci della sorte.
Fratello, dove sei? è, in assoluto, una delle più efficaci parabole cinematografiche contro il razzismo e la demagogia.
Con grande ironia si fa un affresco suggestivo dell’America e del suo sogno infranto e, tra musica blues e gag irresistibili, assistiamo agli anni che rappresentarono una svolta nella sua storia: lo sviluppo urbano, il progresso dell’industria, dei mezzi di trasporto e di comunicazione di massa. I protagonisti sono tre galeotti un po’ spostati che, a forza di cantare insieme a carcerati di colore, cantano come neri pure avendo la pelle bianca. Il viaggio intrapreso dal trio non è solo una traversata nello spazio geografico ma anche in quello sociale e culturale, così il loro destino è in balia delle contraddizioni che hanno fatto dell’America il paese che è oggi: alla demagogia, al razzismo, alla cupidigia, e al moralismo fanno da contraltare il senso di libertà, di purezza e di modernità di un mondo dove tutto è ancora possibile. L’epopea dei Coen è un viaggio nel DNA di un paese, è un’esplorazione delle pieghe più nascoste del suo tessuto sociale. Attraverso il linguaggio del blues i tre decifrano le complessità di un territorio travolto dal progresso e, attraverso una sorta di percorso liturgico, svelano il volto delle due anime dell’America: quella dannata e quella redenta.
Il film si ispira apertamente all’Odissea di Omero ma l’Ulisse dei Coen (George Clooney) è un Nessuno molto moderno, un anti-eroe che non forgia il proprio destino ma è in balia dei rovesci della sorte.
Fratello, dove sei? è, in assoluto, una delle più efficaci parabole cinematografiche contro il razzismo e la demagogia.
